domenica 30 novembre 2014

TUTTOBENE minuto per minuto

Tutto ciò che puoi immaginare sfugge l'andare a cagare del mare e non rimare che appare luguale tornare a montare e monitorare il flusso di sangue dal quale arrivare per poi ripartire a se stesso e quale un parco ma porco animal distorto se non mi fermo non so cosa perdo perchè non canta la via che mi butta via se poi sei capace di legger ste frasi che mai banali appaion geniali in quella scrittura che regge l'usura.
io mi rivolgo rivolgendo me volto ancora una volta senza una svolta per sette la volta dell'arco che teso dal peso della colonna che prende la donna la sbatte la monta la smonta e ci conta a correr pel viale se a se dis eguale quel tale che appare a me come il pesce che c'è e torna da Te.
per senza la rima la vita contrita a se come sempre appare rapita.
da quelle firme che sì disegnano e come una figlia che si fa famiglia camminando per quando le pale donando a chi mele schiaccia pel la figuraccia di non poter dire ciò che jha capire e carpire capperi unire e disdire per apparire ma lasciare se stessi al colmo dei lessi e letti e ri letti e ancora non detti ma ripetati come i pennuti che a paia ne vanno a far loro danno si droghi fin dora chi teme l'aurora lauranno il tempo è l'inganno quel che mi rimane è soltanto questo quel gesto funesto che ancor un pretesto eppur mi figura in tutta natura è l'esser di suo un cubico pertugio che senza l'indugio io qui mi propongo di render pertugio nel quale stivare quel pezzo da dare di carne all'amore e non se ne dica che si benedica che mica la fica appaia infinita perchè la Mia amica che è federica di mostra da sempre che l'esser si sente co stretto a migrare da in mezzo alle gambe fin quelle mutande che grazie ad IO dIO son sode e compatte per quanto sian atte non a rifiutare ma ad assaggiare quel pezzo di carne che là sempre mancare.

dal buco riempito
ha l'alma colpito
e l'esser rapito
sia ricostituito.

p.s. se lo decifro il mio IO inficio

venerdì 21 novembre 2014

ed è RA

Prendete un uomo, riempitegli il piatto ogni volta che lo chiede, fornitegli un tetto per le intemperie. 
Soddisfate anche qualche voglia più superflua e, infine, dategli accesso ad una biblioteca. 
Ne otterrete presto un filosofo. 
Perchè pensare non è altro che allineare neuroni, e state certi che, per quante possano essere, le combinazioni non sono infinite.

"neuroni che impazziscono 
per trovare un nuovo ordine 
e sbattono tra di loro 
tentando di ricostruire 
le sensazioni di gioia primordiale 
che mi diedero i tuoi occhi 
da me colti in indagini 
che non riesco a dimenticare."

lunedì 17 novembre 2014

ATTIMI

pensare il pensiero come siero alla positività innata e defecata senza limite allo scampolo estetico che patetico mi rimanda sotto l'ala che campa napoli e poi muori con gli odori che son fuori dai meloni radiattivi degli attivisti tristi che se ci penso ancor fa male.
non è questione della questione in sè, la questione è che questione non è l'esser lessare o l'apparire appariscente cosciente e consenziente seppur banalmente sapiente, qui direi che non fa sei per sei ma te chi sei, io e tu che vuoi di più, io è tu che dir di più, noi e voi non sono l'oro piuttosto l'alloro allora all'oro cala il piatto che il tris si sbatte il mazzo non tagliato mai mischiato e decisamente ambrato non smembrato e sminuzzato dal depensar codificato così ficcato e non sviato non svitato che sia matto è dono grato e grato son a gratosoglio dio non voglio non che Dio non sia Poi Pio. Pio tutto con quell'asso che mi sbatto seppur di picche e lance non parliamo che taglienti son i denti dei sapienti che con tenti tanti con te nuti muti sudi ci piace al rapace verace che a diecimila tace gode l'alito di vino del beone poverino presso che si fa com presso senza alito e confesso.

non ho fatto il soldato 

(a piero